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    April 30

    Teatro delle ombre cinesi

     

    image Abbiamo detto che le condizioni indispensabili perché si realizzi una performance teatrale sono tre (cfr. alle origini del teatro)

    • una sequenza di azioni da rappresentare
    • uno o più attori che rappresentino
    • un pubblico che osserva

    E se al posto degli attori in carne ed ossa ci trovassimo di fronte a delle marionette? O a delle semplici ombre?

    Sarebbe sempre teatro?

    In effetti, quello che accade durante la rappresentazione di tipo di teatrale, cioè il nostro ingresso in un mondo altro, l'immedesimazione con la vita di personaggi inesistenti (per quanto verosimili), in una parola la nostra "estraniazione", accade anche nel teatro di marionette. La nostra fantasia viaggia comunque.

    E lo stesso accade anche quando non vediamo i personaggi, ma solo le loro ombre.

    Basterà dare un'occhiata ai link a fondo pagina per verificare.

    Intanto, a suffragare quanto detto, ecco la leggenda sull'origine del teatro delle ombre cinesi (che rielaboro dalla voce shadow play su en.wikipedia.org).

    Durante il regno dell'imperatore Wu ti (156-87 a. C.), della dinastia Han (202 a. C. - 220 d. C.), la sua concubina preferita, Li Fu-Ren, morì improvvisamente. L'imperatore, distrutto, non riusciva a trovare riposo, la notava ovunque e sempre la desiderava. Sapeva di rischiare la pazzia e così convocò i membri della sua corte e intimò loro di riportare la sua amata in vita!

    Gli alti ufficiali della corte rimasero ovviamente interdetti. E così, giocando d'astuzia, pensarono di ingannare l'innamorato con un trucco.

    Con l'aiuto del mago Shao Ong, ricavarono da una pelle d'asino una figura somigliantissima alla defunta concubina. Con undici pezzi di cuoio riuscirono a rendere mobili imagele varie parti della figura. Infine la ornarono con abiti sontuosi.

    Di notte, mentre Wu ti era preda degli incubi, utilizzando una lampada a olio, simularono il ritorno dell'amata proiettando l'ombra del manichino.

    L'imperatore si svegliò, stupito; gli sembrava di vederla, non com'era in vita ma addirittura più bella, vestita dei colori dell'arcobaleno, più flessuosa nei movimenti.

    Ma un cuore amante...

    Balzò giù dal letto e corse a stringerla fra le braccia.

    Niente da fare.

    Era un'ombra inconsistente.

    E tuttavia, scoperto l'inganno, preferì non punire i suoi cortigiani.

    Anzi, ordinò loro di preparargli ogni sera uno spettacolo. E ogni sera, fino alla sua morte, visse in compagnia dell'ombra del suo amore.

    Fin qui la leggenda (rielaborata).

    Quel che è certo è che, come il teatro dei pupi siciliani o più in generale delle marionette, il teatro delle ombre cinesi è una forma antica di spettacolo, itinerante, che richiede uno spazio scenico relativamente modesto (un teatrino, l'interno di un carrozzone...) e si trovava sempre nelle vicinanze dei templi durante le ricorrenze religiose, ma anche durante il Capodanno, le fiere... (cfr. http://www.bibliomondo.it/valigia/scheda_valigia.php?arg=arte)

     

    Sitografia

    A chi volesse approfondire la differenza fra marionette, burattini e pupi consiglio il sito marionette.it all'interno del quale potete trovare definizioni, illustrazioni, storia...

     

    Se volete vedere "dal vivo", su youtube esiste una quantità notevole (anche se disordinata) di materiale. Di seguito suggerisco alcuni video.

    http://en.wikipedia.org/wiki/Shadow_play (scheda sulle "ombre cinesi" dal sito inglese di wikipedia. Nella parte bassa della scheda si trova un video girato a Kota Bahru, in Malaysia, con uno spettacolo di ombre di tipo tradizionale. Alla fine si vede anche il "backstage")

    http://it.youtube.com/watch?v=GTVfT0B3-FU&feature=related (video girato a Chengdu, Cina, in cui un ragazzo si esibisce in uno spettacolo di ombre realizzate col solo ausilio delle mani (e chi non ci ha provato da piccolo?). Sono otto minuti, ma vale la pena vederli. Fidatevi)

    http://it.youtube.com/watch?v=zq4fVPPvhD8 (spettacolo di ombre cinesi più tradizionale, con figure che mimano scene di combattimento)

    http://it.youtube.com/watch?v=yAma4fFC0gI&feature=related (la favola del leone e il topolino raccontata con le ombre, in inglese con musica orientaleggiante)

    http://it.youtube.com/watch?v=hNlPMgZMgGs (spettacolo moderno, ispirato al teatro delle ombre cinesi. Bravura impressionante).

    April 26

    Teatro giapponese del No

     

    Le forme tradizionali di tearo giapponese sono quattro.

    • No
    • Kyogen
    • Kabuki
    • Bunraku

    Esse sono lo sviluppo di forme tetrali più antiche che, come accade per tutti i popoli del mondo, altro non erano se non riti religiosi, tant'è vero che le forme spettacolari primitive sono note col nome di kagura, "divertimento degli dei".

    Teatro del No

    imageIl teatro del No è la forma di spettacolo più antica fra le quattro citate e si è conservata pressoché intatta fino ad oggi.

    Sembra che questo tipo di rappresentazione teatrale sia sorta nel paese del Sol levante intorno al XIV sec. d. C., quindi in un periodo relativamente vicino a noi, tuttavia presenta alcuni aspetti di vicinanza con l'antico teatro greco e con il teatro delle origini in generale.

    Innanzitutto, l'uso delle maschere.

    Sappiamo che l'utilizzo delle maschere è proprio del teatro delle origini di tutte le culture, da quelle più vicine a noi (teatro greco antico), a quelle più lontane nello spazio (teatro precolombiano).

    Inoltre, l'uso di costumi variopinti.

    Anche queste due caratteristiche fanno del teatro No un'esperienza di sicuro interesse, infatti anche nel teatro greco del V sec. a. C. gli attori indossavano costumi nobiliari sia in modo da conferire loro un'alone di nobiltà (spesso erano eroi, talora divinità), sia per renderli più facilmente visibili anche al pubblico che siedeva nei reparti più lontano dell'edificio teatrale.

    Anche l'uso delle maschere, oltre al valore antropologico legato ai culti religiosi misterici, aveva un doppio scopo pratico: rendere i personaggi immediatamente riconoscibili anche da lontano, e amplificare la voce degli attori. Infatti l'apertura della maschera all'altezza della bocca, creava una sorta di megafono ante litteram.

    Il teatro del No, dunque, si è evoluto da forme di di rappresentazione drammatica più antiche (purtroppo oggi perdute) e degli originali mantiene, oltre all'uso di maschere, costumi e calzari tipici, anche il modo della rappresentazione, estremamente lento, quasi artificiale, una recitazione lontana dai modi del parlato, come se il teatro fosse la rappresentazione di un mondo altro, con un rapporto di continuità, ma non di coincidenza col nostro, con quello del pubblico in sala.

    I personaggi del No sono divinità, spiriti, eroi o comunque personaggi eccezionali, leggendari.

    Anche questa forma drammatica prevede la combinazione di recitazione, danza e musica.

    Per approfondire

    http://it.wikipedia.org/wiki/N%C5%8D

    http://www.japanforever.net/jf/teatro.php

    http://www2.ntj.jac.go.jp/unesco/noh/en/movie.html (con clip di teatro del No e una clip di teatro Kyogen)

    http://nettv.gov-online.go.jp/eng/prg/prg1041.html (sito sponsorizzato dal governo nipponico con un breve video di teatro del No e relativo commento in inglese)

     

    PS. Se volete cercare video su you tube dovete digitare Noh theater.

    April 25

    Teatro precolombiano

     

    image

    L'uomo ha da sempre recitato. Dapprima nei riti religiosi, in seguito organizzando forme di spettacolo più simili a quello che noi moderni definiamo teatro (per approfondire puoi consultare la voce Origini del teatro, all'interno di questo blog o spaziare in rete).

    Nell'America precolombiana esistevano, ad es., forme di spettacolo molto complesse con attori professionisti e un pubblico esigente.

    Tant'è che oggi, in un mondo che contrattacca la globalizzazione, esistono compagnie che intendono recuperare quella tradizione niente affatto folkloristica, ma culturale in senso proprio.

    L'immagine qui riprodotta è tratta, ad es., dal sito http://www.temakel.com/teatrovientoteatro.htm, della compagnia Viento teatro (teatro del vento o - e mi piace molto di più pensarlo - il vento, essenza della natura, che prende forma, si incarna nel teatro, gli dà vita, lo anima).

    Sul sito appena citato, già dalle prime battute si chiarisce come lo scopo originario del teatro precolombiano fosse l'arte come magia, rito e restituzione del mistero.

    La riscoperta del teatro tradizionale è avvenuta a contatto con gli abitanti delle campagne e delle comunità indigene, a dimostrazione del fatto che quando una cultura è ben radicata nell'animo di un popolo, non la si strappa via a cannonate.

    In effetti colpisce che dopo più di cinquecento anni di influsso culturale europeo, sopravvivano ancora antiche usanze. Ma del resto è lo stesso fenomeno che accadde al tramonto dell'impero romano, quando gli antichi riti sopravvivevano nelle piccole comunità di villaggio, i pagi (da cui il termine pagani dato tout court ai politeisti).image

     

    Gli attori della compagnia hanno poi chiaro che la loro è una forma d'arte a tutti gli effetti.

    Nella loro investigazione, tesa a riportare in vita l'antico rito-spettacolo, un'importanza imprescindibile riveste l'uso della maschera, come oggetto carico di sacralità e mistero.

    Le maschere del teatro delle origini (qui a lato un'immagine tratta da  http://www.viaggiareliberi.it/Ospiti/andreaturchia/Maschere_chichi.jpg) servivano, infatti, a dare forma concreta alle diverse divinità della natura che popolavano il pantheon amerindo.

    Come nelle altre forme d'arte spettacolare "primitive", nel teatro precolombiano concorrevano a realizzare l'evento: drammaturgia, musica, maschere cerimoniali, danza, ornamenti, geomanzia, pittura, poesia.

    Con ogni verosimiglianza il teatro delle origini serviva a dare forma a eventi mitici, come ad es. l'origine dell'universo, ricordata nel mito cosmogonico di Haba Sintu, la Madre Universale.

    Un po' come, nel Medioevo, le sacre rappresentazioni dovevano portare in scena episodi della vita di Gesù particolarmente significativi, all'interno di feste particolari (Quaresima, Pasqua...), allo stesso modo, presso i Maya e gli Aztechi esistevano feste legate ai cicli della natura, nel corso delle quali si poteva assistere anche a rappresentazioni teatrali di eventi mitico-simbolici.

    Proprio il dramma di Haba Sintu è ancora rappresentato dalla compagnia Viento teatro.

    In scena, musica strumentale cerimoniale che evoca i suoni della natura (a chi non conoscesse le sonorità andine, suggerisco almeno El condor pasa di Simon & Garfunkel e Ojos azules degli Inti Illimani): tamburi, ocarine, flauti, maracas...

    Atrezzi di scena: due canoe con maschere di dragoni e un enorme uovo mitico che simboleggia la creazione dell'universo.

    Vestiti: abiti tradizionali di guerrieri, sacerdoti e divinità precolombiane.

    Per chi volesse approfondire

    http://www.geocities.com/vientoteatro/

    Pugna investiturarum / Municipia VS Fridericum Barbarubram

     

    Ubi oritur pugna investiturarum?

    Ista pugna oritur a cupiditate regum retinere pro se feuda. Feudi domini, contra, cupiebant feuda hereditaria esse; sic oritur certamen civile inter feudi dominos et imperatores.

    a. D. DCCCLXXVII, Carolus Calvus edixit capitularem Quiercy, cum quo statutum est feuda maiora hereditaria esse.

    a. D. MXXXIII imperator Corradus III edixit constitutionem de feudis, cum qua ille statuit hereditatem feudorum minorum.

    Sed, cum feudi domini obtinuissent hereditatem feudorum, imperatores quaerebant circumvenire impedimentum creando feudi dominos epischopos. Sic oritur aliam pugnam inter imperatores et Romanum pontificem. Uter, enim, cupiebat superare alium in potestatem.

    Imperator Otho I, saeculo X, edixit id decretum quod a nomine eius dictum est privilegium Othonis. In isto decreto statuebatur nec ullum devenire posse summum pontificem sine adprobatione imperatoris. Talis erat res cum Gregorius VII creatus est summus pontifex.

    a. D. MLXXV Gregorius VII, summus pontifex edixit edictum notum ut Dictatus papae, cum quo statutum est auctoritatem potestatis divinarum superiorem esse quam auctoritatem potestatis humanarum. Sicut erat veri simile imperator, illo tempore Enricus IV, non accepit id decretum. Gregorius ei sacris interdixit, id quod erat perniciosissum imperatori; enim aliqui principes germanorum seditionem fecerunt et imperator coactus est venire Romam ut posceret veniam. Romanus pontifex, non fuit extemplo ductilis, sed ignovit Enrico post tres dies noctesque paenitentiae. Post veniam, Enricus remeavit in Germaniam ut pugnaret adversos principes seditionem facientes et reciperet potestatem. Post alium bellum inter Enricum et summum pontificem, imperator indixit concilium epischoporum germanorum qui declarassent Gregorium depositum et creassent antipapam.

    a. D. MCXXII, cum pacto Worms, confecta est pugna investiturarum.

    Municipia Italiae septentrionalis acquisiverunt magis magisque potestates. Exempli causa, nummos cudebant, iudices creabant, foedera inter se faciebant.

    In Germania erant duae factiones, Guelfi et Ghibellini quae inter se contenderunt de imperio donec creatus est imperator Fridericus I, qui cognominatus erat “barbarubra”.

    a. D. MCLIV Fridericus venit in Italiam ut restitueret auctoritatem regiam. Roncaliae concilium convocavit ut posceret a iuris peritis universitatis Bononiae si potestates municipales legitimas sint an non. Statuta sua auctoritate, imperator iussit municipia deponere privilegia iniuste sumpta; quia illa recusabant, is delevit Mediolanum. Sed Mediolanenses rursus aedificaverunt suum municipium et constituerunt societatem, dictam langobardorum.

    a. D. MCLXXVI, Legnano fuit pugna cruenta inter milites municipiorum et equites imperatoris. Talis fuit victoria municipiis, ut imperator coactus esset rata habere illorum privilegia.

    Alle origini del teatro

     

    Quando si può dire che cominci la storia del teatro?

    In effetti, rispondere a questa domanda è di per sé un problema.

    Innanzitutto perché prima dobbiamo stabilire quali siano gli elementi costitutivi del teatro, e in secondo luogo perché i documenti a nostra disposizione sono sempre più scarsi man mano che  andiamo indietro nel tempo (le immagini sono tratte da http://www.cerchinelgrano.info/graffiti.htm).

    imageNelle grotte di Lascaux, in Francia (qui di seguito il link alla scheda dell'Unesco con relativo video dell'interno della grotta, Lascaux), ad es., sono stati trovati dei graffiti risalenti in media al 17.000 a. C.

    La particolarità di questi dipinti consiste nel fatto che essi non sono stati realizzati all'ingresso della grotta, ma molto all'interno.image

    Insomma, c'è stata una preparazione, sono andati lì con le torce, i colori, hanno speso parecchio tempo per le raffigurazioni sottraendolo al lavoro manuale.

    Perché?

    Una delle teorie più note racconta che a quel tempo gli uomini credevano nell'esistenza di un grande Spirito che si mostrava attraverso tutte le creature animate e la cui presenza era notevole in alcuni luoghi della terra (per es. le grotte). A questo dio i nostri antenati si rivolgevano in preghiera per le esigenze più varie, guarire da una malattia, avere una discendenza numerosa e sana, per non correre rischi durante la caccia e perché la stessa fosse ricca...

    I sacerdoti di questi culti primitivi erano gli Sciamani i quali, un po' come oggi i sacerdoti nei nostri templi moderni, celebravano un rito davanti alla comunità riunita in preghiera.

    Insomma, per tornare al nostro discorso, i dipinti sarebbero serviti durante le cerimonie celebrate dagli antichi sacerdoti per propiziare una caccia abbondante, magari simulando la caccia stessa.

    image Sappiamo che in altre culture "primitive" (sul concetto di primitivo si potrebbe discutere per giorni) i sacerdoti si travestivano con maschere teriomorfe e pelli di animali che usavano come mantelli.

    C'è n'è giunta testimonianza, ad es., dalle culture Maya e Azteca, ma basti pensare alla primitiva religione egizia in cui si adoravano esseri divini a metà tra uomo e animale. (L'immagine qui a lato è tratta da http://www.pixelmarket.it/mt/foto/maschere/)

    Che c'entra tutto questo con il teatro?

    Beh, il problema è che le prime forme di quello che noi oggi chiamiamo teatro non sono state altro che riti religiosi.

    Nel rito, infatti, si compiva l'immedesimazione del sacerdote con la Forza che dà vita a tutte le creature e il rito stesso assumeva i tratti di una vera e propria spettacolalrizzazione dell'evento.

    Del resto non bisogna stupirsi.

    Aristotele, nella Poetica, fa risalire le origini del teatro greco alle feste della fertilità in onore del dio Dioniso, dunque dei riti religiosi in piena regola (a chi fosse interessato, segnalo questo video relativo a una festa della fertilità recentemente tenutasi in Giappone, purtroppo rovinata da alcune stravaganze commercial-folkloristiche: http://oknotizie.alice.it/go.php?us=58301099b9a68c82).

    In queste feste, alcuni dei celebranti indossavano maschere, c'era un coro che intrecciava movimenti di danza a canti e, sempre secondo Aristotele, il teatro sarebbe nato nel momento in cui il corifeo avrebbe iniziato a dialogare con il resto del coro, in quello che potremmo definire un vero e proprio dialogo drammatico.

    Pian piano, da queste forme primitive si sarebbe passati a dei dialoghi sempre meno improvvisati, fino a giungere alla creazione di uno spettacolo con attori professionisti.

    Queste forme di teatro delle origini erano ancora legate a compagnie itineranti che utilizzano un carrozzone, sia come mezzo di trasporto della compagnia, sia come palcoscenico.Teatro greco, Siracusa

    Nel tempo, dato il gradimento del pubblico, si costruirono dei luoghi specifici all'interno delle città in cui allestire rappresentazioni teatrali in piena regola (qui un'immagine del teatro greco a Siracusa).

    In memoria dell'antica origine di questa forma di spettacolo e per evidenziare il suo legame con la sfera del sacro, i Greci mantennero un elemento specifico: in ogni rappresentazione, al centro della scena, era posto un altare in onore del dio Dioniso, protettore del teatro.

    Ricapitolando

    Gli elementi costitutivi del teatro sono tre:

    • una sequenza di azioni da rappresentare
    • uno o più attori che rappresentino
    • un pubblico che osserva

    (thea-tron, infatti, è il nome dell'edificio in cui si realizza il thea-omai, in greco, "osservare")

    Il momento della storia umana in cui per la prima volta si sono realizzate tutt'e tre queste condizioni è avvolto nelle nubi del tempo ma, quel che è certo, forme di spettacolo che potremmo definire teatrale o pre-teatrale esistevano già nel 17.000 a. C.

    April 24

    I quattro candelabri di p.zza Università

     

    Nel 1957, per abbellire la piazza e per migliorarne l'illuminazione notturna, fu deciso di collocarvi quattro candelabri, ciascuno raffigurante personaggi della storia mitico-fiabesca catanese:

    • Gammazita
    • I fratelli Pii
    • Colapesce
    • Il paladino Uzeda

    Gammazita

    image Spesso i fatti della storia si intrecciano con la leggenda. Basti pensare a episodi nobilitati dalle rapsodie epiche come la guerra fra Achei e Hittiti che, nel racconto mitico, sarebbe stata causata da una questione d'onore, il rapimento di Elena, regina spartana, da parte del fascinoso Paride, rampollo della dinastia regnante di Troia.

    O la caduta della monarchia romana e l'instaurazione del regime repubblicano dovuta, secondo il racconto leggendario, alla violenza carnale subita da Lucrezia a opera di Sesto Tarquinio.

    Anche in tempi più vicini a noi, la cacciata dei Francesi dalla Sicilia, anziché essere ricondotta a questioni di ordine politico in senso lato, fu sbrigativamente ascritta alle avances della soldataglia d'Oltralpe ai danni delle costumate bellezze isolane.

    A Catania, dunque, la guarnigione francese alloggiava all'interno del castello Ursino, nei cui pressi abitava una giovane dalla bellezza riservata ma avvincente: capelli color della terra bruciata dal sole, occhi verdi, grandi e belli, come il mare che le abitava intorno...

    La fanciulla era già promessa sposa, come rivela il suo nome: Gammazita (in dialetto "zita" vuol dire fidanzata; a quei tempi, in particolare, equivaleva a promessa sposa).

    Lo stato civile della ragazza, peraltro, poco importa agli arroganti militari stranieri, per i quali una conquista rappresenta comunque un vanto di cui andare fieri nelle discussioni da osteria.

    Dunque, un soldato della guarnigione un giorno intravede Gammazita - uscita di casa per attingere acqua - in via san Calogero, nei pressi della Pescheria, e comincia a seguirla. Un'occhiata di troppo, una parola scortese, Gammazita accelera il passo sperando di incontrare gente, ma...

    Il soldato non demorde, anzi, la ritrosia della giovane lo ringalluzisce, le si avvicina e dalle moine scortesi salta ferino alle vie di fatto.

    Gammazita è abituata a subire lo sguardo furace dei soldati ma stavolta, lo ha capito, rischia molto di più. Comincia a correre, tentando di riguadagnare la via di casa e la salvezza, sperando che al suo promesso non giunga motto di quella brutta giornata.

    Ma il francese la raggiunge e la blocca. La lusinga, la minaccia. Guai se grida.

    Gammazita esita, si divincola, ma le forze in campo sono nettamente a suo sfavore.

    Guarda intorno se arriva aiuto.

    Nulla.

    Allora, decisa, sfugge alla presa e si lancia a capofitto in un pozzo vicino. Lo schianto è tremendo. Il soldato si guarda intorno anche lui, discreto, e riguadagna in silenzio il suo vile ostello.

    Quasi certamente, il racconto di Gammazita è un mito eziologico, serviva cioè a spiegare le origini di un fatto oscuro, nel caso specifico la presenza di depositi ferruginosi (quindi di colore simile al sangue) lasciati da una sorgente minerale che sgorgava proprio tra le lave di via S. Calogero, oggi del tutto prosciugata.

    In ogni caso si inquadrava in un contesto storico ben preciso, quello che diede origine ai Vespri siciliani del 1282.

     

    I fratelli Pii

    image A differenza della precedente, questa storia presenta, in maniera ancora più marcata, le caratteristiche della fiaba.

    Il tempo in cui essa è collocata (peraltro tanto antico da comparire perfino in monete del I sec. a. C.) è imprecisato tanto che, a ragione, potrebbe iniziare così


    C'era una volta una città, lambita da un mare cristallino, che sorgeva alle pendici di un vulcano possente e terribile, già abitato da giganti funesti, forgiatori di saette per il padre dei numi e degli eroi.

    In quella città vivevano due giovani robusti e forti, ma dal cuore puro.

    I loro nomi sapevano di mare e di leggenda, Anapia e Anfinomo.

    I due giovani amavano la vita modesta a cui la sorte li aveva destinati e la vita dei campi con cui assicuravano da vivere a sé e agli anziani genitori.

    Un giorno, il vulcano cominciò a zampillare un fuoco di pietre, ma presto la fontana incandescente si trasformò in un fiume inarrestabile che si apriva a forza la via verso il mare.

    Gli abitanti di Catania, impauriti, presero a lasciare le loro abitazioni portando in salvo sui carretti quanto potevano sottrarre a quella furia rovinosa.

    Anfinomo e Anapia erano ancora nei campi quando si accorsero dell'ospite veloce che presto avrebbe visitato le loro case.

    Un'occhiata al vulcano, una alla loro casa lontana.

    Non possedevano nè carri né cavalli; presero sulle spalle i genitori e cominciarono la fuga.

    Ma il peso li rallentava inesorabilmente. Il fiume di fuoco era ormai alle loro spalle, poteva sentirne distintamente i passi stanchi sul selciato.

    I due fratelli si fermarono e deposero piano a terra i genitori per un ultimo abbraccio.image

    Proprio in quel momento, però, il torrente trattenne la sua corsa, sembrò guardare bieco quell'amore filiale inutile ma estremo. E sembrò averne pietà.

    Si divise in due. Li risparmiò.

    La popolazione catanese, stupita e grata per il miracolo, prese da quel momento a chiamare i due "i fratelli pii", certa che proprio la loro bontà d'animo li avesse salvati da una fine certa.

     

    Colapesce

    image In un'isola non poteva mancare una leggenda a forte connotazione marinaresca.

    Nicola (di cui Cola è il diminutivo) era un ragazzo di Messina, ultimo di una numerosa famiglia, che si procurava da vivere recuperando relitti dal mare, tra cui il bottino di monete d'oro di una nave affondata.

    La sua abilità nel nuoto e, soprattutto, nelle immersioni era tale da divenire presto leggendaria, tanto da valergli il soprannome di "pesce".

    Addirittura l'imperatore Federico II volle conoscerlo e testarne le abilità.

    Con una barca si indirizzarono al largo, e qui Federico lanciò in mare una serie di oggetti (una coppa, la sua corona e infine un anello) che Cola avrebbe dovuto riportare a galla al legittimo proprietario.

    Detto fatto, Cola ripescò la coppa e poi la corona, ma quando venne il turno dell'anello... beh, Cola non riemerse più.

    Inutili le ricerche prontamente iniziate.

    Cosa ne era stato di Cola?

    Per ritrovare l'anello si era spinto molto più in profondità di quanto avesse fatto fino a quel momento e aveva notato con sgomento che la Sicilia poggiava su tre colonne, una delle quali sul punto di sgretolarsi col conseguente inabissamento dell'isola e dei suoi ignari abitanti.

    Fu così che il ragazzo prese una decisione dal respiro epico.

    Egli stesso, novello Atlante, si sarebbe sostituito alla colonna vacillante.

    Ed è ancora lì a sostenere la Sicilia.

     

    Curiosità, a Cola è dedicato un intero sito internet: www.colapisci.it

     

    Il paladino Uzeda

    Poco si conosce di questo paladino, se non che col suo possente braccio sconfisse dei giganti saraceni, gli Ursini, e sposò la figlia del re.

    Mi sembra interessante notare che se si prova a cercare su internet qualche notizia su questo paladino risulterà un elenco di siti che non solo presentano le stesse informazioni, ma anche le stesse parole nello steso identico ordine. E poi ci lamentiamo dei ragazzi che sgamano i compiti col copia e incolla.

     

    NB Le immagini delle statue raffiguranti le diverse leggende sono tratte da www.cataniatradizioni.it, mentre la moneta raffigurante i fratelli pii si trova su wikipedia alla voce pii fratres.

    April 23

    Le origini di Roma e i sette re

     

    Alcune osservazioni prima di cominciare.

    Secondo lo storico romano Marco Terenzio Varrone, Roma fu fondata il 21 aprile del 753 a. C.

    Ovviamente, quando diciamo 753 a. C., non dobbiamo pensare che questa fosse la terminologia utilizzata dai Romani.

    Quando noi usiamo le espressioni avanti Cristo o dopo Cristo, ovviamente, facciamo riferimento ai calendari occidentali moderni, che basano il computo del tempo a partire dall'anno di nascita di Gesù di Nazareth.

    I Romani non sapevano né che sarebbe nato Gesù, né che la sua nascita sarebbe stata così importante per milioni di persone da farla diventare lo spartiacque della storia umana.

    Del resto ogni popolo ha una sua data privilegiata a partire dalla quale la storia non è più la stessa.

    Per i Cristiani è la nascita di Cristo, cioè un evento religioso, Dio che si fa uomo per rivelare che la sua natura è amore, per i Musulmani l'ejira, ossia l'anno in cui Muhammad si trasferisce da La Mecca a Medina dove comincia la sua predicazione dando origine al musulmanesimo (622 d. C. del nostro calendario), quindi un evento sia religioso che politico, per gli antichi Greci era la prima Olimpiade, l'anno in cui per la prima volta tutte le popolazioni di stirpe greca avevano celebrato un'unica festa comune (il nostro 774 a. C.), infatti sentivano questo momento come fondante la loro identità nazionale. Per gli Ebrei la storia comincia con la creazione del cosmo da parte di Dio (più inizio di così se more) e così via...

    Come per i Greci, anche per i Romani l'evento fondante è di natura politica, vale a dire la fondazione stessa della loro città.

    Domanda

    Questa data è ancora oggi valida?

    Certamente no per una ragione molto semplice.

    La ricerca archeologica ha dimostrato, senza ombra di dubbio, che l'area dove sorgerà Roma era abitata già nell'XI e X sec. a. C. e sembra che alcuni reperti vadano datati addirittura al XIV sec. a. C.

    Quindi altro è la leggenda, pur se tramandata dagli storici, altro la ricerca scientifica rigorosa.

    Fondata Roma, sette sono i re che, secondo la tradizione avrebbero governato la città prima della cacciata dell'ultimo re etrusco e l'instaurazione della Repubblica (509 a. C.).

    Re Provenienza Eventi legati al suo regno
    Romolo

    (Tito Tazio)
    Latino

    (Sabino, regna insieme a Romolo per un certo periodo)
    • Fonda la città
    • Traccia il pomerium,
    • Costituisce l'allenza con i Sabini
    • Crea le strutture fondamentali della società e dell'organizzaione politica: distinzione fra patrizi e plebei, istituzione del senato, delle curie, diritto di asilo...
    Numa Pompilio Sabino (genero di Tito Tazio) Se a Romolo la tradizione assegnava la strutturazione politica, a Numa affidava, invece, quella religiosa.
    Egli avrebbe costruito i primi templi, istituito i collegi sacerdotali, riformato il calendario...
    Tullio Ostilio Forse Sabino, comunque appartenente a una delle gentes riunite da Romolo all'atto della fondazione della città Conquistò Alba Longa, la città da cui proveniva Romolo, iniziando, per così dire, l'atteggiamento espansionistico tipico dei Romani
    Anco Marzio Sabino (discendente, forse nipote, di Numa Pompilio)
    • guerra contro i Latini
    • costruzione del primo ponte sul Tevere
    • prime mura attorno alla città
    • prima colonia romana (nei pressi del porto di Ostia), collegata a Roma tramite la Via Ostiense
    • stabilimento delle saline
    • prima prigione
    Tarquinio Prisco Etrusco (figlio adottivo di Anco Marzio)
    • Guerre (conro Sabini, Latini, Etruschi)
    • Opere pubbliche (Circo Massimo, Cloaca Massima, Tempio di Giove Capitolino)
    • Eleva il numero dei senatori portandolo a 300 (numero stabile fino a Silla)
    • Celebra per primo il trionfo
    Servio Tullio Etrusco (genero di Tarquinio Prisco)
    • Costruzione nuove mura perimetrali (Mura serviane)
    • istituzione comizi centuriati
    Tarquinio il Superbo Etrusco  

     

    Quanto c'è di vero in questa sequenza e quanto di leggendario?

    Nessuno può dirlo, di sicuro, però, i conti non tornano.

    Infatti, basta Contare gli anni della monarchia, 244 (cioè 753, data della fondazione, meno 509 data dell'instaurazione della Repubblica) e dividerli per 7 (il numero dei re), per capire che qualcosa non funziona.

    Il calcolo, dà, infatti, come risultato, quasi trentacinque e, tenuto conto che in quel tempo la vita media sarà stata intorno ai cinquant'anni a voler essere positivi, risulta difficile che ciascuno dei re a quindici anni divenisse sovrano e conservasse la corona per ben trentacinque lunghi anni.

    Del resto sarebbe un unicum nella storia una sequenza di re per un periodo così lungo ciascuno.

    Allora, perché proprio sette e proprio questi?

    Sicuramente il sette era un numero dal valore magico.

    Sette erano i pianeti, sette, nella divisione orientale del tempo, erano i giorni, sette i colli di Roma...

    A ciascuno di questi, poi, sono legate tutte le riforme e gli avvenimenti importanti della storia cittadina come si erano conservato alla memoria.

    Ciò non vuol dire che il racconto delle origini sia del tutto privo di fondamento, ma soltanto che va depurato delle incrostazioni leggendarie.

    Evidentemente è possibilissimo che i primi regnanti siano stati di stirpe latina e sabina e gli ultimi di etnia etrusca, come è assolutamente verosimile che determinati avvenimenti siano storici.

    Molto semplicemente, si sarà perso nel tmepo il ricordo di ciascun re e si sarà conservato il nome solo dei più importanti a cui poi saranno state ascritte tutte le riforme.

    juno e la commedia greca

     

    image 

    juno è una teenager americana molto sicura di sé, innamorata di un coetaneo non altrettanto sveglio e intraprendente.

    Una sera qualunque i due ragazzi hanno un rapporto non protetto e lei rimane incinta...

     

    Lo spunto da cui prende vita questa commedia (che ha vinto - meritatamente - l'oscar per la sceneggiatura) è uno dei più antichi della storia dello spettacolo, infatti, già nelle commedie del IV sec. a. C. troviamo testi teatrali incentrati sulle gravidanze impreviste e indesiderate.

    Eppure la novità di juno c'è.

    E non tanto per il tema (un'adolescente che invece di usare il diritto all'aborto, come le consigliano tutti o quasi, sceglie di far nascere il bimbo), quanto perché il contesto sociale in cui la ragazza si muove è quello tipico dei nostri giorni.

    Facciamo un esempio.

    L'intreccio tipico delle commedie di Menandro (e quindi, più tardi, del latino Terenzio), racconta di una ragazza violentata durante una festa notturna da un giovane ubriaco (in maschera o comunque non riconoscibile a causa dell'oscurità). La ragazza rimane incinta e viene promessa sposa a un vicino di casa (il ragazzo che l'ha violentata). Tra equivoci vari e sospetti sulla pudicizia della ragazza, l'azione prosegue fino allo scioglimento finale in cui i due possono finalmente iniziare una serena vita coniugale. L'intreccio base è a volte complicato dalla comparsa di un'altra donna (l'amante del ragazzo) mentre la soluzione è favorita da un oggetto che permette il riconoscimento del bambino da parte del padre legittimo (un anello o un altro monile che uno dei due giovani ha strappato all'altro nel corso dela violenza).

    Al di là dei facili commenti sulla probità della società greca antica, mi sembra utile notare le differenze.

    Nel caso di juno, non è lei a subire violenza, ma è certo il ragazzo a impersonare il soggetto passivo.

    I ruoli nella nostra società si sono realmente invertiti.

    Ma, soprattutto, è il contesto a essere del tutto differente.

    Nella commedia antica il fine è il matrimonio e la discendenza legittima, le famiglie degli sposi vogliono, insomma, la continuazione del loro modello di società unimatrimoniale.

    Il nostro mondo è quello dei rapporti plurifamiliari, delle famiglie divorziate, dei figli abituati fin dall'infanzia a fare da spola tra un genitore e l'altro.

    Eppure, proprio qui è venuta la sorpresa.

    A un certo punto del film juno, che ha già programmato la nascita e l'affido del bimbo/a, quando viene a sapere che la coppia perfetta a cui ha destinato suo figlio sta per divorziare, ha un moto istintivo di ribellione.

    Lei che viene da una famiglia di divorziati e coabita con una matrigna che poi tanto male non è e le vuole comunque bene (certo più della madre naturale che l'ha abbandonata) va dal padre e gli chiede se è possibile essere felici per sempre con la persona che si ama.

    Cavoli.

    Per sentire qusto valeva la pena spendere i soldi del biglietto (compreso l'euro in più per quello di Aberto).

    Una ragazza troppo alternativa che decide di tenere il bimbo non perché moralmente convinta, ma solo perché quando va dal ginecologo per abortire sente puzza di dentista e si annoia ad aspettare con quel tanfo.

    Eppure, anche lei vuole l'amore per sempre e sempre con lo stesso partner.

    E ancora migliore è la risposta del padre (è questa è un'altra differenza con la commedia greco-latina, il rapporto paritario fra genitori e figli).

    La felicità c'è: quando trovi una persona che ti ama per quello che sei

    punto.

    Mi ha impressionato.

    Semplice come l'acqua e vera e forte come le montagne.

    Uno che ti ama per quello che sei.

    Questo, ai Greci e ai Latini, possiamo solo insegnarlo.

    April 20

    Cronologia delle crociate

     

    Prima di fonire la tabella con le date, bisogna rispondere a una domanda preliminare: cosa si intende per crociata?

    Infatti la risposta non è indifferente.

    Oggi per crociata si intende qualsiasi campagna, non solo militare, che tenti di coinvolgere l'opinione pubblica intorno a un argomento, che abbia una forte connotazione ideologica.

    Basti leggere alcuni titoli dei giornali della campagna elettorale appena trascora.

    Spesso si è utilizzato il termine crociata a proposito degli interventi di Giuliano Ferrara e della sua lista Aborto no grazie.

    E di crociata si è parlato, ad es., per alcune campagne contro la droga o a favore degli immigrati...

    Rispetto, però, alla questione che stiamo studiando, bisogna restringere il campo.

    Di crociata, in senso stretto, si parla a proposito delle campagne militari promosse dalla Chiesa di Roma e realizzate da soldati europei di fede cristiana contro le truppe di religione musulmana d'Asia Minore per la liberazione dei luoghi santi.

    Senza dilungarmi in ulteriori disquisizioni (a rigore, ad es., la quarta non fu una vera crociata, dato che le truppe guidate dai Veneziani si limitarono a conquistare Bisanzio), ecco la tabella con la cronologia e i principali avvenimenti.

    Crociata Date
    Principali avvenimenti
    I crociata 1095-1099 La c.d. crociata dei baroni.
    Le truppe cristiane, guidate da nobili feudatari, conquistano Gerusalemme e fondano il regno latino d'Oriente.
    Questa crociata è poi il soggetto della Gerusalemme liberata di Torquato Tasso
    II crociata 1147-1149 Guidata dal re di Francia Luigi VII e dal re di Germania Corrado III, si prefiggeva di riconquistare la contea di Edessa, caduta in mano ai mulsulmani. Si concluse con un fallimento.
    III crociata 1189-1192 La c.d. crociata dei re fu guidata da Federico Barbarossa, re di Germania, Filippo II, re di Francia, Riccardo Cuor di Leone, re d'Inghilterra.
    Gerusalemme era stata riconquistata dai mulsulmani nel 1187. Le truppe cristiane tentarono di riprenderla, ma falliroono.
    L'unico risultato in loro favore fu la riconquista di S. Giovanni d'Acri.
    IV crociata 1202-1204 Partita come una crociata "tradizionale", mostra subito la decadenza dell'ideale originario.
    Le truppe cristiane, guidate da Venezia, anziché tentare di strappare i luoghi santi ai musulmani assediano Bisanzio, capitale dell'impero cristiano d'Oriente, la saccheggiano e la conquistano.
    V crociata 1217-1221 Guidata dal re Andrea II d'Ungheria e dal duca Leopoldo VI d'Asburgo, aveva come obiettivo la conquista di Damietta, in Egitto, un importante porto strategico, ma si concluse con un completo fallimento.
    A questa crociata partecipa anche s. Francesco d'Assisi con il progetto ambizioso della conversione al cristianesimo del sultano d'Egitto. Non riuscì nel suo intento, ma il sovrano egiziano gli permise di creare un convento, a Gerusalemme, che esiste tutt'oggi.
    (Sito internazionale dei Francescani di Gerusalemme)
    VI crociata 1228-1229 Più che una crociata fu un accordo internazionale.
    Infatti l'imperatore Federico II stipulò un trattato con il sultano d'Egitto riuscendo ad ottenere la restituzione di Gerusalemme.
    VII crociata 1248-1254 Guidata dal re di Francia Luigi IX fu diretta contro l'Egitto. Si riteneva, infatti, a ragione che l'impedimento maggiore per la riconquista dei luoghi santi fosse proprio il regno egiziano. Anche questa crociata fallì.
    VIII crociata 1270 Non fu diretta verso i luoghi santi, bensì contro i musulmani d'Africa, i principi di Tunisi in particolare. Anche questa si risolse in un fallimento. Addirittura vi morì (di peste) il re Luigi IX.

    Lo schema che qui propongo non è ovviamente l'unico possibile.

    Basta consultare qualche testo di storia medievale o, semplicemente, fare un po' di zapping on line per scoprire che qualcuno parla di sette crociate (l'intervista aCardini a cui rimando più giù), qualcun altro di nove (wikipedia)

    Ho, inoltre, volutamente trascurato la c.d. crociata dei pezzenti, le crociate dei fanciulli, e le altre c.d. crociate (contro gli Albigesi, contro Federico II...).

    Al di là delle singole questioni, però, quel che è certo almeno per le crociate dirette alla riconquista dei luoghi santi è che esse cominciano nel 1095 con l'appello del papa Urbano II a Clermont con cui si invitavano i cristiani a riconquistare i luoghi santi e si concludono ufficialmente nel 1291 quando viene conquistata dai musulmani S. Giovanni d'Acri, l'ultima roccaforte asiatica in mano a cristiani.

    Per chi volesse approfondire la questione relativa al concetto di crociata, suggerisco un'intervista allo storico Franco Cardini che potete reperire al sottostante indirizzo

    http://www.emsf.rai.it/interviste/interviste.asp?d=515 

    in cui, tra l'altro, si svolge una critica al concetto tradizionale di crociata.

    Il movimento delle crociate viene ricollegato a due fenomeni storici di portata molto più generale: il risveglio produttivo e quindi commerciale dell'Europa nell'Alto Medioevo e la crisi interna al mondo mulsulmano, diviso in tre grandi califfati in lotta fra loro (Cordoba, Baghdad, Il Cairo).

    Del risveglio europeo è prova la spinta commerciale delle città marinare, che erodono spazio alle navi musulmane e tendono a riconquistare il Mediterraneo, che era stato per secoli un lago musulmano. La "reconquista" di Pisa e Genova non poteva che indirizzarsi verso l'ulteriore conquista delle postazioni commerciali musulmane in Asia Minore, punto di snodo millenario per i commerci tra Asia ed Europa.

    Non bisogna dimenticare, poi, la conquista della Sicilia da parte dei Normanni a spese dei Saraceni.

    La "cristianità", insomma, si stava già dilatando a spese della "musulmanità".

    P. S. In tutto questo non bisogna dimenticae che Gerusalemme è sì luogo santo per i cristiani, ma anche per i musulmani (oltreché per gli Ebrei), infatti nel mondo arabo si crede che da Gerusalemme sia avvenuta l'ascensione in cielo di Muhammad.

    In un certo senso, quindi, la legittimità della guerra santa poteva essere evocata sia dall'un campo dei contendenti che dall'altro.

    April 13

    Siti utili

     

    http://www.liberliber.it/biblioteca/index.htm

    Grande repertorio di testi digitalizzati e ormai liberi dal copyright

     

    http://www.classicitaliani.it/

    Oltre a fornire testi digitalizzati contiene anche opere di commento ai testi

     

    http://www.capurromrc.it/dore/dante1.html

    Tutte le illustrazioni alla Divina Commedia eseguite da Gustavo Doré

    Discorso pronunciato da Urbano II a Clermont il 27 novembre 1095

     

    Il testo non è giunto in originale, ma è stato tramandato da cronisti e storici coevi. La versione che qui si riporta è quella di Roberto il Monaco, Historia Hierosolymitana.

    Chi volesse approfondire può consultare le alte versioni al seguente indirizzo:

    http://www.fordham.edu/halsall/source/urban2-5vers.html 

     

    "Popolo dei Franchi, popolo d'oltre i monti, popolo, come risplende in molte delle vostre azioni, scelto e amato da Dio, distinto da tutte le nazioni sia per il sito del vostro paese che per l'osservanza della fede cattolica e per l'onore prestato alla Santa Chiesa, a voi si rivolge il nostro discorso e la nostra esortazione.

    Vogliamo che voi sappiate quale lugubre motivo ci abbia condotto nelle vostre terre; quale necessità vostra e di tutti i fedeli ci abbia qui attirati. Da Gerusalemme e da Costantinopoli é pervenuta, e più d'una volta è giunta a noi, una dolorosa notizia: i Persiani, gente tanto diversa da noi, popolo del tutto estraneo a Dio, stirpe dal cuore incostante e il cui spirito non fu fedele al Signore, ha invaso le terre di quei cristiani, le ha devastate col ferro, con la rapina e col fuoco e ne ha in parte condotti prigionieri gli abitanti nel proprio paese, parte ne ha uccisi con miserevole strage, e le chiese di Dio o le ha distrutte dalle fondamenta o le ha adibite al culto della propria religione. Abbattono gli altari dopo averli vergognosamente profanati, circoncidono i cristiani e il sangue della circoncisione o lo spargono sopra gli altari o lo gettano nelle vasche battesimali; e a quelli che vogliono condannare a una morte vergognosa perforano l'ombelico, strappano i genitali, li legano a un palo e, percuotendoli con sferze, li conducono in giro, sinché, con le viscere strappate, cadono a terra prostrati. Altri fanno bersaglio alle frecce dopo averli legati ad un palo; altri, fattogli piegare il collo, assalgono con le spade e provano a troncare loro la testa con un sol colpo. Che dire della nefanda violenza recata alle donne, della quale peggio è parlare che tacere? Il regno dei Greci è stato da loro già tanto gravemente colpito ed estraniato dalle proprie consuetudini, che non può essere attraversato con un viaggio di due mesi.

    A chi dunque incombe l'onere di trarne vendetta e di riconquistarlo, se non a voi cui più che a tutte le altre genti Dio concesse insigne gloria nelle armi, grandezza d'animo, agilità nelle membra, potenza d'umiliare sino in fondo coloro che vi resistono? Vi muovano, e incitino gli animi vostri ad azioni, le gesta dei vostri antenati, la probità e la grandezza del vostro re Carlo Magno e di Ludovico suo figlio e degli altri vostri sovrani che distrussero i regni dei pagani e a essi allargarono i confini della Chiesa. Soprattutto vi sproni il Santo Sepolcro del Signore Salvatore nostro, ch'è in mano d'una gente immonda, e i luoghi santi, che ora sono da essa vergognosamente posseduti e irriverentemente insozzati dalla sua immondezza. O soldati fortissimi, figli di padri invitti, non siate degeneri, ma ricordatevi del valore dei vostri predecessori;

    e se vi trattiene il dolce affetto dei figli, del genitori e delle consorti, riandate a ciò che dice il Signore nel Vangelo "chi ama il padre e la madre più di me, non è degno di me. Chiunque lascerà il padre o la madre o la moglie o i figli o i campi per amore del mio nome riceverà cento volte tanto e possederà la vigna eterna".

    Non vi trattenga il pensiero di alcuna proprietà, nessuna cura delle cose domestiche, perché questa terra che voi abitate, serrata d'ogni parte dal mare o da gioghi montani, è fatta angusta dalla vostra moltitudine, né è esuberante di ricchezza e appena somministra di che vivere a chi la coltiva. Perciò vi offendete e vi osteggiate a vicenda, vi fate guerra e tanto spesso vi uccidete tra voi. Cessino dunque i vostri odi intestini, tacciano le contese, si plachino le guerre e si acquieti ogni dissenso ed ogni inimicizia. Prendete la via del santo Sepolcro, strappate quella terra a quella gente scellerata e sottomettetela a voi: essa da Dio fu data in possesso ai figli di Israele; come dice la Scrittura, in essa scorrono latte e miele. Gerusalemme è l'ombelico del mondo, terra ferace sopra tutte, quasi un altro paradiso di delizie; il Redentore del genere umano la rese illustre con la sua venuta, la onorò con la sua dimora, la consacrò con la sua passione, la redense con la sua morte, la fece insigne con la sua sepoltura. E proprio questa regale città, posta al centro del mondo, è ora tenuta in soggezione dai propri nemici e dagli infedeli, è fatta serva del rito pagano. Essa alza il suo lamento e anela ad essere liberata e non cessa d'implorare che voi andiate in suo soccorso. Da voi più che da ogni altro essa esige aiuto poiché a voi è stata concessa da Dio sopra tutte le stirpi la gloria delle armi.

    Intraprendete dunque questo cammino in remissione dei vostri peccati, sicuri dell'immarcescibile gloria del regno dei cieli.

    0 fratelli amatissimi, oggi in noi si è manifestato quanto il Signore dice nel Vangelo: Dove due o tre saranno radunati nel mio nome, ivi io sarò in mezzo a loro. Se il Signore Iddio non avesse ispirato i vostri pensieri, la vostra voce non sarebbe stata unanime; quantunque essa abbia risuonato con timbro diverso, unica fu tuttavia la sua origine: Dio che l'ha suscitata, Dio che l'ha ispirata nei vostri cuori. Sia dunque questa vostra voce il vostro grido di guerra, dal momento che essa viene da Dio. Quando andrete all'assalto dei bellicosi nemici, sia questo l'unanime grido di tutti i soldati di Dio: "Dio lo vuole! Dio lo vuole!"

    E noi non invitiamo ad intraprendere questo cammino i vecchi o quelli che non sono idonei a portare le armi; né le mogli si muovano senza i mariti o senza i fratelli o senza i legittimi testimoni: tutti costoro sono più un impedimento che un aiuto, più un peso che un vantaggio. I ricchi sovvengano i poveri e conducano a proprie spese con sé uomini pronti a combattere. Ai sacerdoti e ai chierici di qualunque ordine non sia lecito partire senza licenza dei loro vescovi, perché questo viaggio sarebbe inutile per loro senza questo consenso; e neppure ai laici sia permesso partire senza la benedizione del loro sacerdote. Chiunque vorrà compiere questo santo pellegrinaggio e ne avrà fatto promessa a Dio e a lui si sarà consacrato come vittima vivente, santa e accettata, porti sul suo petto il segno della croce del Signore; chi poi, soddisfatto del suo voto, vorrà ritornarsene, ponga la croce sulla schiena; sarà così adempiuto il precetto che il Signore dà nel Vangelo: "Chi non porta la sua croce e non viene dietro di me non è degno di me".

     

    Il discorso, come si vede, dopo l'iniziale invocazione al popolo franco, ruota intorno ad alcuni motivi che giustificano la guerra e la rendono "giusta".

    1. I Persiani compiono atti terroristici nei confronti dei civili cristiani d'Asia Minore e il papa si propone di far conoscere questa situazione in Occidente: civili inermi torturati e massacrati o venduti come schiavi, donne stuprate, chiese profanate, il Santo Sepolcro in mano a gente che lo insozza...

    (da notare che le fonti musulmane medievali non ci chiamano "crociati" o "cristiani", ma "Franchi". In questo caso il papa non definisce i nuovi conquistatori "Turchi", "Selgiuchidi" o "musulmani", ma semplicemente Persiani, a dimostrazione dell'ignoranza reciproca dell'avversario)

    2. Di fronte a questi fatti, di per sé orribili, i Franchi hanno una responsabilità in più, non solo per le capacità guerriere, ma soprattutto perché discendenti di re e imperatori che si batterono valorosamente per la diffusione della religione cristiana

    3. Chi abbraccerà la causa della guerra avrà il centuplo quaggiù e la vita eterna nell'altro mondo, come è scritto nei vangeli

    4. La situazione economica europea non è delle migliori: i raccolti non sono particolarmente abbondanti e spesso scoppiano guerre interne. Meglio, dunque, liberare risorse rivolgendosi a un nemico esterno. Al contrario, la terra d'Israele è la più fertile al mondo.

    5. A chi parteciperà alla guerra, il papa assicura la remissione totale dei peccati, quindi il paradiso

    6. Per le ragioni già espresse, si può andare in guerra certi che essa è voluta da Dio stesso, tanto che il grido di guerra contro i nemici dovrà essere "Dio lo vuole, Dio lo vuole!".

    7. Destinatari. Ma chi deve andare in